Jean-Michel Basquiat: il genio maledetto

 

Sono state poche le personalità, come quella di Jean-Michel Basquiat, che hanno segnato e caratterizzato la New York degli anni ‘80. Per poter capire cosa sognava, cosa dipingeva, cosa disegnava e scriveva Basquiat, bisogna prima ricordare chi fosse.

Chi era Basquiat?

Ci troviamo a New York, negli anni Settanta, precisamente nel 1978. In questi anni la città stava attraversando un periodo critico: Time Square pullulava di tossicodipendenti, criminalità, prostitute e sexy shops. Questo stato di abbandono totale attirava come magneti gli artisti, musicisti, scrittori, aspiranti registi, writer che, all’epoca, erano per lo più ragazzini fuggiti di casa, che vivevano tra le strade del centro di Manhattan e lasciavano i loro tag nei vagoni delle metropolitane.

Jean-Michel Basquiat era uno di loro, con l’unica differenza che non è mai riuscito a confondersi del tutto con gli altri. L’artista lascia la casa dei suoi genitori all’età di 17 anni, vaga per le strade di New York con l’unica aspirazione di diventare famoso. Viveva in condizioni misere, dormiva spesso sulle panchine di Tompkins Square Park, faceva couchsurfing: dormiva da chi era disposto ad offrirgli un divano per una notte. Nel documentario “Jean-Michel Basquiat: The Radiant Child”, realizzato dall’amica dell’artista Tamra Davis, Basquiat racconta che all’epoca viveva dei pochi centesimi che riusciva a trovare sul pavimento di un club che frequentava.

Molti lo conoscevano senza sapere chi fosse, grazie al tag SAMO (SAme Old shit) che aveva coniato con il compagno di scuola Al Diaz. Ciò che stava facendo, però, era molto diverso dal graffitismo che tutti erano abituati a vedere sui muri di New York. SAMO conteneva frasi provocatorie, ironiche, frasi di ribellione nei confronti dal sistema di valori sociali da cui non si sentiva rappresentato. Nonostante ciò, lo scopo ultimo di Basquiat era farsi notare dalla stessa società alla quale si ribellava, per diventare famoso.

Il tono provocatorio di SAMO e la maschera che copriva il volto del suo artefice, diedero un’aria misteriosa al fenomeno e il mistero si sa, attira l’attenzione. Nel momento in cui Basquiat viene notato, togliendosi la maschera, SAMO muore.

A quel punto il mondo su cui cercò disperatamente di fare colpo gli spalancò le porte: galleristi e collezionisti che avevano il potere di decretare o meno la fama e il successo di un artista volevano esporre e comprare le sue opere. Finalmente Basquiat riesce ad entrare a far parte di questo mondo, che tanto aveva bramato e desiderato.

 

L’amicizia con Andy Warhol

Jean-Michel Basquiat incontra Andy Warhol grazie al collezionista svizzero Bruno Bischofberger, che continuerà a stargli accanto e ad essergli amico negli anni. Quasi tutti sanno com’è andato l’incontro tra i due, ma poche volte si parla di ciò che effettivamente successe.

Nel documentario ‘Jean-Michel Basquiat: “The Radiant Child”, Bruno racconta: “Jean-Michel ha conosciuto Andy attraverso me, quando un pomeriggio lo portai a pranzo fuori, doveva essere fotografato per un ritratto poco dopo. Chiesi a Jean-Michel se voleva restare per pranzo, ma lui disse di no, non poteva restare. Dopo circa un’ora e qualcosa tornò con questo gigantesco dipinto. Era corso a casa a dipingere la piccola polaroid che ritraeva lui e Andy insieme. Ha realizzato il dipinto molto velocemente, era un vero capolavoro. Ci siamo raccolti tutti intorno al dipinto e Andy mi disse: “Sono così geloso”, e io gli chiesi: “Perché?”, mi rispose: “Perché è più veloce di me!”

 

 

All’epoca, nel 1983, l’arte che si comprendeva e percepiva era principalmente quella minimalista. Nonostante la fama raggiunta da Basquiat in questo periodo, l’artista non riesce ad essere apprezzato tanto quanto artisti come: David Salle e Julian Schnabel.

Ciò che ha distrutto Jean-Michel è stato il rapidissimo cambiamento da ‘vagabondo’ ad artista milionario di fama internazionale. Il suo animo fragile è stato scosso in maniera violenta da questo cambiamento improvviso, la fama l’ha consumato insieme alle droghe di cui faceva uso.

 

L’inizio della fine

Durante tutto il periodo dopo il 1983, nonostante non venisse esposto più come prima, tutti parlavano di Basquiat, tutti partecipavano alle feste che organizzava, tutti volevano essere suoi amici. Tutto questo mise l’artista molto sotto pressione e a causa di ciò divenne molto paranoico. Gli risultava difficile fidarsi di chiunque, aveva il timore che tutti volessero stargli vicino solo per la fama che aveva acquisito, solo per avere i suoi soldi, i suoi dipinti, la sua falsa compagnia.

Inoltre, a metterlo sotto pressione vi erano anche i collezionisti e i galleristi che gli commissionavano opere su opere, le quali dovevano anche essere tutte dei capolavori. Stava diventando difficile per Jean-Michel fare continuamente avanti e indietro dall’essere un ventenne avventuroso, all’essere un pittore affermato.

"Notary", 1983. Acrilico, pastello ad olio e collage di carta su cornice lignea, 180x401 cm. Collezione Schorr c/o Tony Shafrazi Gallery, New York.

Nonostante tutte queste forti insicurezze e paranoie, vi era l’amicizia con Andy che era veritiera. Andy e Jean-Michel si volevano bene davvero. In questo periodo di crisi Basquiat cominciò a fare uso di droghe, e Andy spesso gli faceva la morale proprio come farebbe un genitore preoccupato del figlio. I due, in un momento in cui Andy aveva difficoltà a vendere le sue opere, fecero una collaborazione artistica. Bruno Bischofberger racconta quanto fosse divertente vederli discutere quando Basquiat copriva ciò che Andy aveva appena dipinto.

Andy Warhol era decisamente più sotto l’influenza di Basquiat, a livello artistico, piuttosto che il contrario. Purtroppo la loro collaborazione andò estremamente male, la critica li devastò e molti affermarono che Andy stesse solo usando Jean-Michel per riaffermarsi come artista. A causa della forte paranoia di Basquiat, quest’ultimo si arrabbiò moltissimo con Warhol accusandolo. A questo punto Basquiat andò via da New York per un po’, senza più tornare da Andy.

 

La morte di Andy Warhol

Dopo poco, precisamente il 22 febbraio del 1987, Andy Warhol muore, successivamente ad un’operazione alla cistifellea andata decisamente male. Con la morte di Andy, Jean-Michel subì un fortissimo shock. L’icona della pop art era stata una, se non l'unica, figura centrale nella vita di Basquiat. Il conduttore televisivo Fab 5 Freddy, racconta: “Quando Andy è morto, Jean era devastato, piangeva con fare isterico tutto il tempo.”

Questo stato d’animo di profondo sconforto peggiorò la dipendenza dalla droga di Basquiat. Lui di fatto non era pronto ad ammetterlo, non era pronto ad ammettere che aveva bisogno di smettere, piuttosto diceva che gli serviva per rimanere concentrato. Credeva che se avesse smesso di assumere stupefacenti, anche la sua arte sarebbe morta. In questo periodo conobbe Kelle Inman, che all’epoca divenne la sua ragazza.

 

 

L’attuale ex ragazza dell’artista racconta del documentario “Jean-Michel Basquiat: The Radiant Child”: “Quando ci incontrammo disse, anche in modo un po’ arrogante: ‘Vuoi venire a vedere i miei dipinti? Sono un artista famoso.’ [...] Siamo andati nel suo studio e tirò fuori un paio di dipinti, poi mi chiese quale tra i due piacesse di più. Io scelsi il “Doppio Elvis”, di Andy Warhol, anche se all’epoca non sapevo fosse di Andy, e gli dissi che doveva continuare a dipingere cose come quella.” A quel punto Jean-Michel ha sorriso e le ha chiesto: “Non hai idea di chi io sia, vero?” e lei rispose di no.

Per Basquiat quella conoscenza fu una sorta di piccola salvezza. Era certo che quella persona non volesse stare con lui solo per la sua fama,  considerando che non aveva idea di chi fosse. Nonostante ciò, le sue condizioni non migliorarono, continuava a fare uso abusivo di eroina. Nell’aprile del 1988 venne organizzata quella che si è poi rivelata la sua ultima mostra. Le opere che realizzò erano molto diverse dalle solite, erano spaventose, inquietanti, sicuramente dei capolavori, rispecchiavano a pieno il suo stato d’animo.

La velocità con la quale Basquiat ha raggiunto la fama è la stessa con la quale l’euforia della stessa l’ha portato via. Ed è così che nell’agosto del 1988, a New York, il genio maledetto, il ‘Picasso Nero’, o semplicemente l’artista più famoso ed influente della sua generazione, muore a causa di un'overdose di eroina.

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