Il fotografo surrealista Erik Johansson: cattura l’idea e non il momento

Il fotografo surrealista Erik Johansson: cattura l’idea e non il momento

Il fotografo surrealista Erik Johansson viene spesso e volentieri paragonato a geni del movimento artistico come: Salvador Dalì e René Magritte. Poter sedere accanto a nomi come questi non è da tutti ma, per chi non lo conoscesse, Erik Johansson non è affatto “tutti”.

All’età di quindici anni riceve la sua prima macchina fotografica digitale, ed è proprio questo il momento in cui scopre una nuova passione. La sua personalità multipotenziale gli permette di unire alla perfezione la passione scoperta, con il disegno - passione che l’artista coltivava già da tempo -, per dare inizio alla creazione di qualcosa di unico.

Johansson rivela che considerava la fotografia come: “una questione di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Pensavo che chiunque potesse farlo”, e dunque questa convinzione motiva la sua voglia di dare vita a qualcosa di diverso: “Qualcosa in cui il processo chiave prende vita nel momento dello scatto”.

Le opere del fotografo riescono ad apparire estremamente realistiche, nonostante sia palese il suo stampo surrealista. Il suo lavoro consiste interamente nel mettere insieme diversi “pezzi” di fotografie da egli stesso realizzate, quasi come fosse un puzzle. Con lo scopo di creare: “Qualcosa che non può essere catturato davvero, ma che riesca a dare l’impressione di uno scatto autentico”.

Colui che viene definito il “mago” del ritocco, ha deciso di svelare ad ognuno di noi il trucco che rende le sue fotografie talmente realistiche. La domanda da porsi è: “Cosa crea l’illusione?”, spesso e volentieri questa si cela dietro la prospettiva, ma alla fine dipende tutto da come ognuno di noi interpreta il mondo. “Non sta davvero in cosa è realistico, ma in cosa pensiamo che sembri realistico”.

E dunque ecco svelato il trucco: ci sono tre regole che Erik Johansson segue nella creazione di assemblaggio delle sue opere. Secondo la prima regola le foto da combinare devono avere la stessa prospettiva. La seconda regola ci svela che oltre alla prospettiva, le foto devono avere anche la stessa luce. E ultima, ma non meno importante, la terza regola la quale consiste nel rendere impossibile distinguere dove le due diverse immagini iniziano e finiscono.

E dopo aver svelato al mondo i suoi trucchi, avendo fatto sentire un po’ tutti parte del suo lavoro, Erik Johansson rivela che: “Gli strumenti sono accessibili a chiunque, l’unica cosa che ci limita è la nostra immaginazione”.

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