Dai tank top agli slippini: l'evoluzione del costume da bagno maschile

 

Finalmente possiamo smettere di dire che l’estate si sta avvicinando, lamentandoci del freddo, del venticello, della pioggerella tipica di maggio e di tutto ciò che non somigli al nostro termosifone, alla stufetta della nonna o al camino, per i meno umili.

Insomma l’estate è qui e si sente, ma che nessuno canti vittoria. Lo sai anche tu che a breve ricominceremo a lamentarci: del caldo, del sudore, dell’afa, dell’umidità, dei piedi che scivolano nelle infradito, del salto in lungo che siamo costretti a fare per evitare un’ustione di terzo grado in spiaggia, cercando di non svegliare l’ultra settantenne con la bavetta alla bocca che dorme proprio sotto l’unico ombrellone che fa ombra. Cerchiamo di non pensarci e godiamoci questo periodo idilliaco di caldo e illusione.

Provando ad essere meno drastici, possiamo trovare qualche lato positivo della stagione nella quale ci stiamo addentrando: possiamo smettere di vestirci ad cipollam, ovvero a strati, e cominciare a metterla nell’insalata la cipolla, possiamo indossare T-shirt leggere, possiamo andare al mare, che a parte le performance da campione olimpico di salto in lungo, è un posto meraviglioso.

Sì, ecco, questi siamo noi oggi, che al mare ci andiamo col costume: che siano boxer, che siano i pantaloncini da bagno o gli slippini, alla fine siamo sempre mezzi nudi e nessuno si scandalizza. Chi si sognerebbe mai di indossare una simil tuta da surf per andare in spiaggia e stare sdraiati sul lettino? Ebbene, probabilmente il nonno di vostro nonno, del vostro bisnonno del vostro trisnonno non solo se lo sognava la notte prima di dover andare in spiaggia, ma doveva anche indossarla il giorno dopo.

 

 

Correva il lontano 1915 quando gli uomini erano costretti, dalla legge, ad indossare questo ‘costume da bagno’. A guardarlo ci verrebbe da sorridere e pensare: “Meno male che sono nato dopo questa tortura cinese.” Purtroppo nessuno di noi ha testimonianze dirette di come il bisnonno del trisnonno di ognuno di noi, che usciva di casa per andare al mare con il completino del cicciobello, si sia potuto sentire. Possiamo presupporre che nel momento in cui si nasce e cresce vedendo tutti vestire in un certo modo per andare al mare, sapendo che legalmente non è concesso nient’altro, uno ci fa l’abitudine e non lo trova poi così strano, al contrario lo trova normale.

 

 

 

Dieci anni dopo la palla la passiamo al bisnonno di ognuno di noi. In questo caso particolare sono tre bisnonni che all’epoca ancora non conoscevano il significato pratico dei reumatismi, solo per questo li vediamo saltellare felici, ignari del fatto che qualche anno dopo avrebbero rimpianto le ossa giovani e le donne. Proprio loro si trovano a fare i conti con una vera e propria evoluzione del costume. Si passa allo smanicato, al tank top, a volte intero altre a due pezzi, mai a torso nudo. Solo nel 1930 la legge comincia ad ammorbidirsi in merito alla ‘nudità’ maschile.

 

 

Perdonate il salto temporale, ma dopo gli anni ‘30 hanno iniziato tutti a darsi alla pazza gioia con i boxer. Un esempio lampante è il giovanotto della foto sopra. La sobrietà prima di tutto, anche perché dopo più di vent’anni di umiliazione nel dover indossare una tuta per andare a farsi un bagno al mare, direi che persino l’estro creativo dei più timidi (e delle più timide) sarebbe arrivato ad esporsi a tal punto.

 

 

A questo punto del racconto, tu che stai leggendo ti schiererai da una parte, il prossimo o il prossimo ancora probabilmente si schiererà dalla parte opposta. Parliamo di: slippini. Per la prima volta negli anni ‘70 si manifestarono gli slip, sì proprio quelli che per alcuni sono prodotti da film horror, mentre per altri un elemento chiave dell’espressione del proprio Io. Furono proprio gli anni degli hippie, dell’amore libero e dell’anticonformismo, a partorire l’utilizzo degli slip al mare. In fondo ha della logica, per quanto una persona possa disprezzarli, quelli sono stati anni di ribellione e libertà di espressione soprattutto per i giovani, dunque perché non esprimere la propria libertà personale indossando un costume sgambato?

 

Ci avviciniamo a quella che è la nostra realtà con gli anni ‘90. In questi anni si torna leggermente indietro, il senso pudico di tutti gli sgambati degli anni precedenti prende il sopravvento, i costumi si allungano fino al ginocchio e generalmente sono a tinta unita con qualche motivo hawaiano. Alcuni legati al vintage indossano anche oggi questo tipo di costume. Di fatto facendo un salto nel presente ci renderemmo conto che tutta questa storia, per quanto esilarante possa essere stata fino ad ora, ce la portiamo dietro inevitabilmente. C’è ancora chi indossa costumi a vita alta, gli slippini si colorano di colori fluo, i boxer restano un must have. Riflettendoci solo uno di tutti quelli di cui abbiamo parlato fino ad ora non si ripresenta oggi: il completo simil pigiamino del nonno del 1915. Per fortuna.

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