B-boying: l'arte di fare breakdance

 

Oggi siamo qui riuniti per aprire un altro capitolo estremamente importante dell’hip hop: la breakdance. Attenzione, uso il termine breakdance perché è di fatto quello comunemente utilizzato, ma qualsiasi b-boy che si rispetti lo rinnegherebbe, affermando che sia stato coniato dai media, all’inizio degli anni ‘80, solo per dargli un’aria “professionale”. Il b-boying è il vero breakdance.

Chi sono i b-boys?

Ci troviamo nel Bronx del 1973, tempi in cui una personalità a dir poco eccentrica e piena di risorse stava lanciando le basi per quello che oggi chiamiamo hip hop. Kool Herc, considerato il padre del movimento culturale, impersonava tutti gli aspetti - tranne uno - che da sempre hanno caratterizzato l’hip hop: era un writer, un dj e la sua crew mosse i primi passi di breakdance. L’unico aspetto che non gli apparteneva era quello dell’MC - maestro di cerimonie - o rapper. 

Durante le feste organizzate da Herc, il dj e pioniere del movimento introdusse un nuovo stile di deejaying che ha letteralmente cambiato il modo di fare musica negli anni. Ciò che fece fu ripetere in loop i breakdown di percussioni dei pezzi che suonava, e così facendo si rese conto che la folla reagiva scatenandosi e apprezzando in modo particolare il cambiamento.

Kool Herc spiega in cosa consiste la tecnica del breakdown -  © zulunation.it

Ebbene, coloro che reagivano alla musica di Kool Herc lo facevano sperimentando le prime mosse di b-boying, nella completa inconsapevolezza delle loro azioni, ed è proprio per questo che il disc jockey cominciò a chiamarli b-boys e b-girls.

Diverse scuole di pensiero si sono espresse in merito al significato della “b”: alcuni la traducono con il termine break boy e break girl, in relazione al breakdown sperimentato da Herc; altri la intendono come bronx boy e bronx girl, considerando che è dove di fatto è nato il termine e il b-boying; mentre nel documentario “The freshest kids”, Kool Herc si è espresso in merito affermando che: “Il termine b-boy non deriva dal break on the record - si riferisce alla tecnica da lui utilizzata -, ma al momento in cui una qualsiasi persona arriva ad un punto di rottura (in inglese breaking point, inteso come momento critico)”.

 

La nascita del B-boying

Negli stessi anni in cui nel Bronx nasceva il b-boying e alcune delle crew più importanti e influenti del movimento, 1974-77, il quartiere della città di New York stava vivendo il periodo peggiore in termini di criminalità, disoccupazione e decadimento della storia. Nonostante ciò molti ragazzini che abitavano questo sobborgo malfamato trovarono un valido motivo per evadere dalle gang, impegnando le loro risorse nella creazione di una vera e propria forma d’arte, quale è la breakdance.

Un componente della Stylelements crew, nel documentario “The freshest kids”, chiarisce il concetto così: “Penso che le persone abbiano bisogno del b-boying, non c’è ragione per la quale la società non dovrebbe averne bisogno, soprattutto ora. Veniamo dal ghetto, che è visto negativamente, e stiamo facendo qualcosa di positivo”.

 

Il b-boying è nato grazie alla forte influenza che James Brown, o come amava definirsi “Il Padrino del Soul”, ha avuto prima di tutto sulla musica di Kool Herc e subito dopo sui passi del b-boying. Il cantante di musica funk non è stata la sola influenza degna di nota del movimento, spesso e volentieri i b-boys emulavano le mosse di arti marziali che vedevano nei film, rendendole parte della breakdance. Alcuni dei primi b-boys che ancora oggi si ricordano sono: The Nigga Twins, Spy o The man with a thousand moves (l’uomo dalle mille mosse), JoJo, Jimmy Dee, James Bonf e El Dorado Mike.

Abbiamo parlato del padre dell’hip hop Kool Herc, ma in una famiglia grande come questa non possiamo astenerci dal citare Afrika Bambaataa, padrino dell’hip hop, in particolare della scena rap. Una delle pietre miliari di Bambaataa è Planet Rock, brano che non riusciva a far stare fermo nemmeno il più timido ed emergente dei breakers.

Rock Steady Crew

Verso la fine del 1977, con l’arrivo della musica disco, il b-boying cominciò a scemare. Molti ragazzini si avvicinarono ad altri elementi dell’hip hop, come il rap e il deejaying, non tutti però erano pronti a lasciar andare la breakdance. Nello stesso anno, infatti, grazie ai b-boys conosciuti come Jimmy Dee e Jimmy Lee, nacque una delle più rilevanti crew di b-boying: la Rock Steady Crew. I due fondatori utilizzarono in particolare la parola “steady” (in italiano fisso, immobile) proprio perché la breakdance stava attraversando un periodo di staticità, mentre loro volevano riportarla sulla scena.

Nel 1980 succede qualcosa di stupefacente per quei ragazzini del Bronx che raramente, prima di allora, gli erano state rivolte attenzioni positive: la Rock Steady Crew e i Dynamic Rockers si sfidarono al Lincoln Center, e questa sfida fu la prima ad essere mai stata trasmessa in televisione, dalla ABC e da National Geographic.
Questo avvenimento catturò l’attenzione in maniera non indifferente. Ad esempio quella del produttore musicale Michael Holman, il quale era proprietario del club Negril, New York. Holman fu talmente attratto dai b-boys della Rock Steady da chiedergli di esibirsi nel suo locale ogni giovedì sera.

Diciamo che le personalità che frequentavano il Negril, e che molto probabilmente hanno assistito ad un’esibizione della Rock Steady Crew, erano a dir poco le più importanti e degne di nota dell’epoca, per fare qualche nome: il pittore italiano Francesco Clemente, il writer e pittore Jean-Michel Basquiat, il writer coetaneo di Basquiat Keith Haring.

L’apparizione in tv di quella che ormai era la crew più famosa del Bronx, contribuì alla diffusione del b-boying in America, ma ciò che diede il via alla breakdance su scala internazionale fu la partecipazione della Rock Steady Crew al film Flashdance. Sappiamo che la scena più famosa del film è quella finale, in cui Jennifer Beals - nel film Alexandra Owens - fa il provino, e di fatto Crazy Legs, uno dei componenti più conosciuti della crew, era il suo stuntman, dunque ballava al suo posto. Nonostante ciò, la scena che raccoglie i membri della crew è quella qui in basso.

In ordine di apparizione, i componenti della Rock Steady Crew: Mr. Freeze, Ken Swift, Crazy Legs, Frosty Freeze.

È da sottolineare che il New York Times ha definito questa crew: “Il principale gruppo di breakdance nel mondo oggi”.

L’attenzione dei media

La crew per antonomasia che, negli anni a seguire, ha contribuito maggiormente alla commercializzazione e diffusione tramite media (programmi tv e articoli di giornale), è stata la crew dei New York City Breakers, guidata da Michael Holman.

Si sa, nel momento in cui l’opinione pubblica concentra la sua attenzione su una qualsiasi cosa, a maggior ragione quando si tratta di qualcosa di puro come una forma d’arte, questa tende a diventare mainstream e perdere il senso di ciò che era quando è nata, e del perché.
Il rapper Grandmaster Caz, componente del gruppo The Cold Brush Brothers anche conosciuti come “I Rolling Stones dell’hip hop”, afferma che: “Il momento in cui ‘l’uomo con i soldi’ ha deciso di farne con il b-boying, è il momento in cui il b-boying è morto”.

La verità è che la breakdance non è mai morta. Questo perché non è mai stata un trend. Coloro che vi si sono rapportati non hanno mai avuto bisogno di seguire un trend, piuttosto avevano bisogno di qualcosa in cui crede e che gli desse la speranza di non finire, come la maggior parte dei loro amici e conoscenti, alla meglio in prigione, alla peggio uccisi. Dunque le parole di Grandmaster Caz si possono considerare vere solo in parte, solo ipoteticamente, ma nei fatti il b-boying - perché questo è il suo nome - non è mai morto e mai morirà.

 

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